La Dolce via Charles H. Traub.

Ho sempre avuto una passione per gli anni 70/80, forse un po’ di più per quest’ultimi.
Quando vedo dei film o delle foto di quegli anni mi prende una strana forma di nostalgia.

Sono stata sicuramente molto influenzata dai miei gusti musicali e dai film. La maggior parte dei miei gruppi preferiti appartengono tutti a quegli anni e lo stesso discorso vale anche per film.
Forse, nell’ 89 a soli 6 anni sono rimasta particolarmente colpita, incuriosita ed anche un po’ amareggiata da Raf che cantava:”Cosa resterà di quest’anni ’80?” E poi dieci anni dopo, Manuel Agnelli se ne venne fuori con la storia che:”Non si esce vivi dagli anni ‘80” e vai un altro colpo. Che ci posso fare, sono sempre stata una ragazza fragile e malinconica.
Nelle foto scattate in italia durante la prima metà degli anni ’80 da Charles H. Traub il mio desiderio di vivere, capendo, nel senso che io sono nata in quegli anni ma non ero proprio al massimo delle mie capacità (neanche adesso ad essere sinceri), viene soddisfatto.
Sono bellissime. Sono piene di colori pastello e predominano il blu, il giallo e il rosso. La sensazione è proprio quella di sfogliare un album di famiglia. Stai là in un angolo della casa, è sabato pomeriggio, non c’è questo caldo, ma anzi il cielo è un po’ grigio e fa un po’ freddo (maglione con le trecce, jeans, stivali con il tacco doppio, capelli sciolti). E non fa niente che queste foto sono state scattate tutte tra la tarda primavera e l’estate. Traub amava trascorrere le sue vacanza in Italia, ma non era un abitudinario, l’ha visitata da nord a sud e durante le sue passeggiate ha scattato queste foto.
Ma io mica potevo creare uno scenario estivo con: mare, sole, pelle che tira, per fortuna che non uso i social, bambini urlanti, musica spagnoleggiante, vestiti appiccicati addosso, zanzare, insetti vari ed eventuali, scottature, sudore, pelle unta, pressione bassa, il problema è l’umidità, puzze, feste di paese, fuochi di artificio, processioni, sedili roventi, finestre aperte e le persiane chiuse, lenzuola attorcigliate, sono povera non ho il condizionatore, abbigliamenti discutibili, sensazione di essere costantemente in disordine, ansia da prestazione, occhiali che scivolano lungo il naso, matrimoni, comunioni, battesimi, sudorazione post doccia, non accendere il forno, non c’è un cazzo in televisione (ma perché d’inverno l’accendo?), i vicini, fruscio del ventilatore, camminare cercando di stare sempre all’ombra, l’acqua in frigo (cazzo mi sono dimenticata), come sei bianca perché non ti abbronzi, più gente in giro da evitare, maggiori possibilità di ricevere domande inopportune…
Dai su, è vero che le foto sono state scattate d’estate e durante gli anni ‘80, ma non bastano per farmi amare questa stagione.
Non per dirmela da sola, ma ho un certo talento con l’invettiva.
In tutto questo però, mi sono venute in mente due canzoni che non ascotavo da anni: Caldo ed Agosto dei Diaframma.
Queste foto sono un mix di colori, nostalgia, italianità e tornando al discorso di prima, secondo me anche un clima e delle temperature che non esistono più, e il libro che le raccoglie è intitolato:Dolce via.
La prossima volta, invece, ci guardiamo i ritratti che scattò per le strade di Chicago tra il ‘77 e l’80 (e cioè proprio dall’anno in cui inizia il mio amore nei confronti di questo periodo).






 


Commenti

  1. mi è balzato all'occhio subito il testo mal giustificato, evidentemente hai scritto dallo smartphone.
    gli anni 80 mi facevano schifo negli anni 80, invece furono anni eccezionali

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    1. Grazie, non l'avevo notato. Ho provato ad aggiustarlo.

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  2. troppo piccola per aver vissuto gli anni 80, ho portato supremo rispetto, ed ancora lo porto per gli anni 90

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    1. Mi sa che io e te siamo coetanee. Sì, anche gli anni '90 hanno avuto il loro fascino.

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